Bikefit in negozio: è davvero la scelta migliore?

Negli ultimi anni il bikefit è diventato uno degli argomenti più ricercati nel mondo del ciclismo. Sempre più ciclisti hanno compreso che una corretta posizione in sella non serve solamente a migliorare le prestazioni, ma rappresenta uno degli strumenti più efficaci per aumentare il comfort, prevenire dolori e sfruttare al meglio le proprie caratteristiche fisiche.

Parallelamente è cresciuto anche il numero dei negozi che propongono il bikefit come servizio collegato alla vendita di una nuova bicicletta. Si tratta di una pratica ormai molto diffusa e, a prima vista, può sembrare la soluzione ideale: si acquista la bici e, nello stesso momento, la si fa regolare da un professionista.

La domanda che, secondo me, ogni ciclista dovrebbe però porsi è un’altra: un bikefit eseguito all’interno di un negozio può essere davvero completamente indipendente?

Il mio parere è NO. Non perché ritenga che i negozianti lavorino in malafede o che manchino di competenza, ma perché esiste un elemento che, inevitabilmente, rischia di influenzare qualsiasi valutazione tecnica: il conflitto di interessi.

Bikefit in negozio: il problema del conflitto di interessi

Un negozio di biciclette nasce per vendere biciclette. È la sua attività principale ed è assolutamente normale che sia così. Nessuno si aspetterebbe il contrario.

Il punto, però, è che un negozio non commercializza tutte le biciclette presenti sul mercato, ma solamente alcuni marchi con i quali ha instaurato rapporti commerciali. Questo significa che il cliente può scegliere esclusivamente tra i modelli disponibili in quella determinata realtà commerciale.

Ed è proprio qui che nasce il primo dubbio.

Ogni ciclista possiede caratteristiche antropometriche differenti. Cambiano la lunghezza delle gambe, del busto, delle braccia, la mobilità articolare, la flessibilità della colonna vertebrale, il livello atletico e persino gli obiettivi sportivi. Allo stesso modo, ogni produttore sviluppa telai con geometrie differenti, stack e reach diversi, angoli caratteristici e filosofie progettuali che possono adattarsi meglio ad alcuni atleti e meno ad altri.

Di conseguenza può verificarsi una situazione molto semplice: la bicicletta realmente più adatta a quel ciclista potrebbe appartenere a un marchio che il negozio non vende.

A questo punto vale la pena porsi una domanda molto concreta.

Quante volte un negoziante rinuncia volontariamente a una vendita perché ritiene che il cliente starebbe meglio su una bici di un marchio concorrente?

Personalmente, in oltre sedici anni di attività nella biomeccanica ciclistica, non mi è praticamente mai capitato di assistere a una situazione di questo tipo.

Non significa necessariamente che ci sia malafede. Significa semplicemente che, quando la valutazione tecnica e l’interesse commerciale convivono nello stesso luogo, mantenere una totale imparzialità diventa estremamente difficile.

Un vero bikefit dovrebbe precedere la scelta della bicicletta

A mio avviso il processo corretto dovrebbe seguire un percorso molto preciso.

Prima si studia il ciclista. Si analizzano la sua morfologia, le sue limitazioni funzionali, la mobilità articolare, la sua storia sportiva e gli obiettivi che desidera raggiungere. Da questa analisi emergono delle quote biomeccaniche ideali che rappresentano il punto di riferimento per individuare la bicicletta più adatta. E qui il ciclosimulatore diventa fondamentale: può simulare, appunto, tutte le situazioni.

Solo successivamente si dovrebbe iniziare a confrontare i vari modelli presenti sul mercato, scegliendo quello che permette di raggiungere tali quote nel modo più naturale possibile.

Nella pratica, invece, accade spesso il contrario.

La bicicletta viene scelta per motivi estetici, per il marchio, per una promozione o semplicemente perché è disponibile in negozio. Solo dopo si cerca di adattare il ciclista a quella bici attraverso regolazioni, sostituzioni di componenti e compromessi che, in molti casi, non riescono a compensare una geometria di partenza poco adatta.

Un bikefit non dovrebbe servire a giustificare una scelta già fatta. Dovrebbe essere lo strumento che guida quella scelta.

Quando il bikefit è incluso nel prezzo della bici

Esiste poi un altro aspetto che raramente viene affrontato ma che merita una riflessione.

Un bikefit professionale ha un costo. Non potrebbe essere diversamente. Dietro una valutazione biomeccanica ci sono anni di formazione, strumenti tecnologici, aggiornamento continuo, responsabilità professionale e, soprattutto, tempo dedicato al singolo atleta.

Molto spesso, però, il bikefit viene proposto come servizio incluso nell’acquisto della bicicletta. Dal punto di vista del cliente questa formula può apparire molto conveniente, ma dal punto di vista economico il ragionamento è differente.

Se il bikefit è compreso nel prezzo finale, qualcuno dovrà comunque sostenere il costo del professionista che lo esegue. In altre parole, il margine ottenuto dalla vendita della bici dovrà essere distribuito tra il negozio e il bikefitter.

Questa situazione può generare una pressione economica che porta, inevitabilmente, ad aumentare il numero degli appuntamenti giornalieri, ridurre il tempo dedicato a ciascun cliente e trasformare un’analisi approfondita in una procedura molto più veloce.

Naturalmente non accade ovunque e sarebbe scorretto generalizzare. Tuttavia è una dinamica economica che esiste e che ogni ciclista dovrebbe conoscere.

Il tempo è uno degli elementi più importanti di un bikefit

Uno degli errori più frequenti è pensare che un bikefit consista semplicemente nel regolare l’altezza della sella, spostare leggermente il manubrio o modificare la posizione delle tacchette.

In realtà un’analisi biomeccanica completa richiede molto di più.

Analisi della persona

Ogni bikefit dovrebbe iniziare lontano dalla bicicletta. È fondamentale comprendere come si muove il soggetto, quali limitazioni presenta, come lavora il suo apparato muscolo-scheletrico e quali compensi utilizza durante il movimento.

Analisi della pedalata

Successivamente il ciclista viene osservato durante la pedalata attraverso strumenti oggettivi che consentono di valutare angoli articolari, simmetrie, distribuzione dei carichi e qualità del gesto tecnico.

Interpretazione dei risultati

La tecnologia produce numeri, grafici e misurazioni. Tuttavia sono l’esperienza e le competenze del professionista a trasformare quei dati in decisioni realmente utili.

Tutto questo richiede tempo, concentrazione e attenzione. Sono elementi difficilmente comprimibili senza ridurre anche la qualità del risultato finale.

Per un negozio la vendita della bici rimane inevitabilmente la priorità

È importante chiarire un concetto.

Non c’è nulla di sbagliato nel fatto che un negozio abbia come obiettivo principale la vendita delle biciclette. È il suo modello di business ed è grazie a questo che può continuare a offrire servizi, assistenza e supporto ai propri clienti.

Proprio per questo motivo, però, bisogna riconoscere che il valore economico di una vendita è molto diverso da quello di un bikefit.

La vendita di una bicicletta rappresenta normalmente il cuore dell’attività commerciale, mentre il bikefit rischia di diventare un servizio accessorio. Quando ciò accade, il tempo dedicato alla valutazione biomeccanica può trasformarsi in un costo anziché in un investimento.

Ed è proprio qui che nasce il rischio di eseguire analisi troppo rapide, con l’obiettivo di dedicare più tempo all’attività commerciale principale.

Cosa osservo ogni settimana nel mio studio di biomeccanica

Negli ultimi anni mi capita sempre più spesso di ricevere ciclisti che arrivano dopo aver acquistato una bicicletta accompagnata da un bikefit eseguito direttamente nel punto vendita.

Le motivazioni che li portano a chiedere una seconda valutazione sono quasi sempre le stesse: dolori comparsi dopo poche uscite, difficoltà nel trovare una posizione realmente confortevole, perdita di efficienza nella pedalata oppure la sensazione di non sentirsi mai completamente a proprio agio sulla propria bicicletta.

Quando iniziamo ad analizzare la situazione in maniera approfondita emergono frequentemente problematiche importanti.

In molti casi la taglia del telaio non è quella realmente adatta alla morfologia dell’atleta. Altre volte risultano errati componenti fondamentali come l’attacco manubrio, la lunghezza delle pedivelle, la larghezza del manubrio oppure la scelta della sella.

La conseguenza è spesso molto spiacevole.

Il cliente torna dal negoziante nella speranza di trovare una soluzione, ma non sempre riceve l’assistenza che si aspetta. Ammettere che la bicicletta scelta inizialmente non fosse quella ideale significa infatti affrontare un problema economico oltre che tecnico.

Così il ciclista rimane bloccato in una situazione difficile: continuare a utilizzare una bici poco adatta, convivendo con fastidi e limitazioni, oppure rivendere una bicicletta praticamente nuova come se fosse già usata, subendo una perdita economica importante per acquistarne un’altra realmente compatibile con la propria morfologia.

Perché ritengo che il bikefit debba essere indipendente

La mia convinzione nasce esclusivamente dall’esperienza maturata in questi anni.

Un professionista che svolge esclusivamente attività di bikefit non deve vendere biciclette. Non ha interesse a preferire un marchio rispetto a un altro e non deve raggiungere obiettivi commerciali legati alle vendite. Il suo unico compito dovrebbe essere quello di individuare la soluzione migliore per il ciclista.

Questo significa, in alcuni casi, confermare che la bici scelta è perfetta. In altri suggerire una taglia diversa. In altri ancora consigliare una geometria differente oppure invitare il cliente a non acquistare affatto un determinato modello.

È proprio questa libertà di giudizio che, secondo me, rappresenta il vero valore di un bikefit indipendente.

Conclusioni

Questo articolo non vuole essere una critica nei confronti dei negozi di biciclette, molti dei quali lavorano con serietà, competenza e autentica passione. Il loro ruolo rimane fondamentale per tutto il movimento ciclistico.

Credo però che sia importante distinguere due attività profondamente diverse: da una parte la vendita di una bicicletta, dall’altra una valutazione biomeccanica che dovrebbe essere il più possibile imparziale.

Il bikefit non dovrebbe avere l’obiettivo di vendere una bici, ma quello di aiutare il ciclista a scegliere la bicicletta più adatta alle proprie caratteristiche, anche quando questa scelta dovesse portare verso un marchio diverso o addirittura suggerire di rinviare l’acquisto.

Quando una valutazione è realmente indipendente, il cliente può essere certo che ogni decisione venga presa esclusivamente nel suo interesse. Ed è proprio questa, a mio avviso, la differenza più importante tra un semplice posizionamento in sella e un vero bikefit professionale.

Lascia un commento

Compila il modulo per ricevere informazioni